Dal romanzo  

Ricordi l’ultima volta che hai alzato lo sguardo verso le stelle? Forse in una fresca notte d’estate, senza pensieri in uno dei rari momenti di silenzio?

Ti sentivi grande o ti sentivi piccolissimo?

Io invece non provavo niente; vedevo soltanto piccole luci che formavano curiosi disegni in cielo. Pensavo di stare bene, credevo di conoscere ogni cosa e d’avere tutto quello che volevo. Poi, costretto a intraprendere un viaggio che mi portò lontano, niente fu più come prima.


... Le ultime notti le passai con Roje, l'indigeno che sapeva parlare un po' di spagnolo. Una di quelle mi raccontò della sua famiglia adottiva, della sua abilità di pescatore, delle donne e dei figli che aveva nei dintorni.

Con grande disinvoltura mi parlò anche di Dio.

Parlò dell'Essenza come di un amico di famiglia che conosceva bene. Se per lui esistevano tanti Dei o uno solo non aveva alcuna importanza. Parlò di “qualcosa” cui non bisognava per forza dare un nome, a meno che per dialogare con essa. Per lui e la sua gente, Dio è “qualcosa” che sa amare meglio di noi e basta. Può avere le braccia, le pinne o le ali, ma questo non è importante o necessario. Dio sa amare più di noi e questo è tutto.

A me sembrava poco, per l'idea che avevo dell'Essenza che fa il meccanico e il macchinista del motore dell'Universo.

... Non avevo mai visto un animale di quella stazza correre e arrampicarsi così velocemente su un albero. Capii che se mi avesse visto o fiutato, in un attimo sarei diventato io il suo pranzo. Quindi rimasi immobile osservando dov'era diretto l'animale.

Il giaguaro scese dall'albero e casualmente si diresse verso di me. Arrivò così vicino che potei sentire l'affanno nel suo respiro. Poi sollevò il muso verso l'alto e cominciò lentamente ad avvicinarsi al mio rifugio. Aveva sentito il mio odore.

Ero perduto. Mi agitai inutilmente cercando con le mani un ramo o qualcosa che mi aiutasse ad arrampicarmi più in alto. Il felino sotto di me mi vide, quindi si fermò ventre a terra, ringhiando debolmente. Sfilai freneticamente lo zaino dalle mie spalle con l'intento di prendere il coltello, l'unica piccola inutile arma che avevo. A quel punto l'animale balzò in avanti e percorse la distanza che ci separava in un batter d'occhio. Quando me ne resi conto, aveva appoggiato le zampe anteriori al tronco e stava caricando le posteriori per fare il primo balzo dell'arrampicata...

-- Da una prima analisi posso supporre che l'emotività degli umani, cioè gli abitanti di questo pianeta, raggiunga livelli molto intensi. Sembrano coinvolgere anche razze diverse e come nel mio caso, anche di altri pianeti. Questo può accadere senza alcun rito sociale. Una singolare particolarità, personalmente mai rilevata neanche nelle forme di vita animale di livello inferiore. Data l'intensità del coinvolgimento emotivo, è possibile prevedere effetti collaterali anche pericolosi. --

<< Cavalcai quasi senza fermarmi, rispettando solo le soste indispensabili al mio destriero. Fu un viaggio difficile, trovai brutto tempo sulle montagne e mi persi, ma il Grande Spirito mandò un animale ad aiutarmi. Un grosso lupo nero. >>

La luce era così accecante che dovetti aspettare qualche secondo per mettere a fuoco l'immagine. Là fuori era tutto color ocra chiaro, quasi giallo. Uscii dall'apertura camminando a testa bassa, senza rendermi conto che il varco era grande il doppio rispetto l'ultima volta che lo attraversai per entrare.

<< Wematin! >> Urlai sbigottito ma non rispose, non c'era nessuno, anzi fin dove potevo guardare non c'era proprio nulla.

Aggirai il rilievo dove c'accampammo e trovai solo terra e sabbia. Lo scalai per guadagnare una visuale migliore e questo fu ciò che vidi: un deserto di terra dorata a perdita d'occhio, confinante con una lontanissima catena montuosa a est di fronte a me. Il suolo era attraversato da crepe uniformi che formavano poligoni irregolari di terreno arido. Probabilmente quanto rimase di un lago o di un mare.

Pensai di trovarmi nello stesso posto di prima, ma non nello stesso tempo. Ogni volta ero trasportato in un'epoca diversa, con una logica che non riuscivo a capire.